L’Eco di San Carlo

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n. 25 – Domenica,  20 Ottobre 2019

 

L’editoriale

 

Corresponsabili

 

La situazione è occasione scrive il nostro Arcivescovo.

Una situazione che può diventare un’occasione ci è offerta questo sabato e domenica: la nascita del primo Consiglio Pastorale della “ormai prossima” comunità ecclesiale.

Spero di sbagliarmi, ma credo che tra i cristiani sia ancora molto presente l’idea errata che i sacerdoti siano i “gestori” della Chiesa e i laici i “clienti”; i sacerdoti i responsabili, i laici i “delegati”. Mentre invece la Chiesa è di tutti, costituita da tutti, costruita da tutti.”

Il Signore non pone la parrocchia tutta e solo sulle spalle, meglio nel cuore del parroco. No, il disegno di Dio è più grande, più bello ed esaltante.

Egli vuole porre la parrocchia sulle spalle e nel cuore di tutti i cristiani e di ciascuno di loro: tutti, nella varietà dei doni e degli impegni, sono chiamati ad essere attivi e responsabili, umili ma veri protagonisti della vita della Chiesa. (Card. Dionigi Tettamanzi)

Per questo auguro a tutti un salto di qualità: dall’essere “semplici” collaboratori all’essere veri corresponsabili.

Il primo salto di qualità: da collaboratori a corresponsabili.

I laici non sono chiamati più a essere soltanto il braccio destro del parroco, dei buoni esecutori o dei collaboratori, se pur lodevoli e stimati, ma sono chiamati a essere dei corresponsabili.

“Collaboratore è chi si ferma al compito affidato senza sentirsi parte di un intero, corresponsabile è chi sa mantenere vivo l’interesse per il tutto, per l’insieme, è chi scopre la bellezza del pensare e del progettare

insieme, dell’assumere comunemente delle scelte di fondo, del valorizzare o far crescere nuovi luoghi di discernimento comunitario. Corresponsabile non è solo chi fa le cose insieme ad altri ma prova a sognarle, a pensarle, a costruirle insieme …”

Questa è la nostalgia da risvegliare, da riscoprire: una comunità pastorale come fraternità di corresponsabili.

Una comunità è bella quando ognuno esercita pienamente il suo dono.

Amare qualcuno è riconoscere il suo dono, aiutarlo ad esercitarlo e ad approfondirlo.

(Jean Vanier)

 

Così scrive nella sua lettera il nostro Arcivescovo: “Il consiglio pastorale della comunità pastorale o della parrocchia e gli altri organismi di partecipazione hanno come finalità di decidere come tradurre nella vita ordinaria della comunità il mandato di Gesù e le linee pastorali della Chiesa universale e diocesana”.

Vorrei concludere ricordando a tutti che ogni vera responsabilità è capacità di relazione: “Si racconta che i cervi quando vogliono recarsi al pascolo, in certe isole lontane dalla costa, per attraversare la lingua di mare che li separa poggiano la testa sulla schiena altrui. Uno soltanto, quello che apre la fila, tiene alta la propria testa senza appoggiarla sugli altri. Quando però egli è stanco, si mette per ultimo, sicché anche lui può appoggiarsi sul compagno… In questo modo tutti insieme portano i loro pesi e giungono alla meta

desiderata: non affondano perché la carità è la loro nave”. (S. Agostino, Omelia sul salmo 129)

don Maurizio