L’Eco di San Carlo

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n. 06 – Domenica,  16 Febbraio 2020

 

L’editoriale

 

Semplicemente: “Grazie!”

 

Grazie”. Sembra facile pronunciare questa parola, ma non è così.

La insegniamo ai bambini, ma poi siamo noi che la dimentichiamo!

La gratitudine è un sentimento importante!

La gratitudine mette in primo piano la persona.

Papa Francesco dice che “La gentilezza e la capacità di ringraziare vengono viste come un segno di debolezza, a volte suscitano addirittura diffidenza. Questa tendenza va contrastata nel grembo stesso della famiglia. Dobbiamo diventare intransigenti sull’educazione alla gratitudine, alla riconoscenza: la dignità della persona e la giustizia sociale passano entrambe da qui. Se la vita famigliare trascura questo stile, anche la vita sociale lo perderà. La gratitudine, poi, per un credente, è nel cuore stesso della fede: un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio.                                                                                           Sentite bene: un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio. Ricordiamo la domanda di Gesù, quando guarì dieci lebbrosi e solo uno di loro tornò a ringraziare (cfr Lc 17,18).

Una volta ho sentito dire da una persona anziana, molto saggia, molto buona, semplice, ma con quella saggezza della pietà, della vita: “La gratitudine è una pianta che cresce soltanto nella terra delle anime nobili”. Quella nobiltà dell’anima, quella grazia di Dio nell’anima ci spinge a dire grazie, alla gratitudine. È il fiore di un’anima nobile. È una bella cosa questa!“.

Ringraziare non è un “optional”.

Questa premessa vuole motivare il “grazie” che noi sacerdoti, accogliendo anche il pensiero del nostro Arcivescovo Mario, vogliamo rivolgere a tutti i parrocchiani, alle associazioni, alle autorità civili per la vicinanza, l’affetto e la cortesia mostrata in occasione della Visita Pastorale di domenica scorsa.

In particolare non possiamo e non dobbiamo dimenticare di dire “grazie” ad un gran numero di persone che, con profondo senso di gratuità e dì corresponsabilità, spesso in silenzio e umiltà, hanno permesso la buona riuscita di ogni momento della Visita.

Un “grazie” che si rinnova e rafforza, perché l’impegno nel preparare questo avvenimento in realtà non è occasionale.

È frutto di un cammino di fede, dalle molteplici sfaccettature, di passione, di affetto per la comunità.

Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo.

Non è tanto quello che diamo, ma quando amore mettiamo nel dare.

Tante persone, durante l’anno si impegnano, dando tempo, energie, sacrifici solo e soltanto perché la fede e l’amore motivano il loro lavoro per il bene delle parrocchie o del contesto sociale.

Diceva  don Primo Mazzolari: “Ci impegniamo perché noi crediamo nell‘Amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perdutamente.”

A tutti, di cuore: “Grazie”.

 

il vostro parroco don Maurizio